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VI TROVATE AL PERCORSO:
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Storia

 
TRA STORIA E LEGGENDE
Il nome della città è già una storia da raccontare. La leggenda vuole che Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio, di passaggio in questi luoghi, assaggiato un vino servito in un'umile coppa di terracotta dicesse: "Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro ".Da qui il nome della città. È questa l’atmosfera che si respira a Bertinoro, percorrendo le vie acciottolate del borgo, fra palazzi storici, chiese e abitazioni come pure sui sentieri che costeggiano i resti dell’antica cinta muraria, alla scoperta di scorci suggestivi. In realtà pare che il nome derivi dal genitivo dei frati britannici che anticamente soggiornarono qui, britannorum , poi modificatosi nelle varie trascrizioni. Il vino era l' Albana, prodotto da sempre in questo generoso territorio, conosciuto sin dall'epoca romana. Salendo da via del Soccorso, strada che porta alla Rocca, l’orizzonte si amplia fino a dominare le colline di Monte Casale e di Teodorano e la zona di Forlì. Lungo questa via si incontra la Porta del Soccorso, da cui nel 1172 la Contessa Aldruda Frangipane, fiera signora di Bertinoro, fece uscire il suo esercito per portare aiuto alla città di Ancona assediata dall’arcivescovo Cristiano di Magonza e dai Veneziani.
 

La Maestosa Rocca  
LA MAESTOSA ROCCA
Giunti alla Rocca si scoprirà la storia di Bertinoro, nella sua sede più significativa. Costruita nei primi decenni del X secolo ad opera dei Conti di Bertinoro, grazie alla sua posizione privilegiata fu una delle opere difensive più temute del tempo e un sicuro rifugio dagli assalti nemici. Per l’importante posizione strategica, fu possesso ambito e nel corso dei secoli ne fecero loro dimora molti nobili personaggi (i conti Cavalcaconte, Federico Barbarossa nel 1177, i Malatesta, gli Sforza, i Borgia) e dal XVI secolo divenne sede vescovile.
 
  Dal 1994 la Rocca è sede del Centro Residenziale Universitario legato all’Alma Mater Studiorum di Bologna, ospita corsi di formazione, seminari e convegni. Al pianterreno è allestito il Museo Interreligioso, un unicum assoluto in Italia, dove ammirare sale dedicate ai luoghi, ai gesti e agli oggetti che legano l’uomo e la sua storia ai culti delle tre religioni monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo e Islam.
 

PERSONAGGI E OPERE
Scendendo verso piazza Ermete Novelli, sulla destra c’è la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, fondata nella seconda metà dell’Ottocento da reduci garibaldini, che per sostenere le persone in difficoltà concedeva prestiti sull’onore. Attraversata piazza E. Novelli, dedicata al grande maestro d’arte drammatica (1851-1919), si raggiunge, attraverso via Oberdan e poi via del Fossato, l’antico ghetto ebraico nella Contrada Mainardi, un delizioso angolo del borgo. I documenti attestano la presenza della comunità ebraica già dal secolo XIV, dedita all’attività bancaria. Nacque e visse a Bertinoro nel XV secolo il rabbino Ovadyah Yare, chiamato anche “il Gran Bertinoro”, celebre per il suo commento della Misnah. Attraversato il borghetto acciottolato, si percorre via dei Santi. Questa strada ha mantenuto quasi inalterata l’atmosfera medievale; nel XVII secolo per la sua posizione più periferica ospitava le donne di malaffare.

Piazza della Libertà  
PIAZZA DELLA LIBERTA’
Il vero cuore di questo angolo di Romagna: dalla terrazza, ottenuta all’inizio del secolo abbattendo alcuni palazzi che ne chiudevano la vista, si gode uno splendido panorama e nelle giornate limpide si vede oltre la pianura, in lontananza,il mare Adriatico da Rimini a Ravenna. Sulla piazza sorgono la Cattedrale e il Palazzo Ordelaffi, sede municipale. Ultimata nel 1600, la Cattedrale è a tre navate e fu arricchita negli arredi durante il XVI secolo dai Vescovi che vi si sono succeduti. .
 
  Al suo interno si trovano quadri di pregevole fattura come la Beata Vergine con Bambino e i Santi Apostoli Pietro e Paolo di Francesco Longhi del 1600, la pala d’altare di scuola bolognese del secolo XVIII raffigura le Nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria, patrona della città, e un grande Crocifisso di legno di scuola italo-tedesca del XVI secolo. Accanto il Palazzo Ordelaffi, costruito originariamente da Pino degli Ordelaffi nel 1306, venne più volte rimaneggiato, l’unica parte originaria è il portico con le volte a vela e le colonne in sasso spungone. L’aspetto medievaleggiante è il risultato del restauro operato intorno agli anni ’30. All’interno del palazzo, nel piano nobile, dove ora sono gli uffici comunali e lo studio del Sindaco, c’è il salone principale, detto “del popolo”, poiché in passato vi si riunivano i cittadini per deliberare. La sala chiamata “dei Quadri”, contiene sei tele della seconda metà del settecento di Antonio Zambianchi di Forlì, raffiguranti gli episodi più significativi della storia della città; fanno parte dell’arredo della sala, mobili e bronzetti appartenuti ad Ermete Novelli. La sala del consiglio, dove si svolge l’attività politica di Bertinoro, ospita i ritratti dei vescovi di famiglia bertinorese. Il pianterreno nell’Ottocento era occupato da botteghe e negozi. Addossata a Palazzo Ordelaffi, la Torre Civica, un tempo molto più alta, fungeva da faro per i naviganti; al suo interno è collocata una campana del 1516, che veniva suonata alla fine delle contese e per festeggiare l’arrivo della pace dopo le guerre
 

La Colonna   LA COLONNA DELLE ANELLA
A lato della piazza sorge la Colonna delle Anella, simbolo dell’ospitalità e di Bertinoro. Secondo la tradizione questa colonna venne eretta per volere di Guido del Duca e Arrigo Mainardi, nobili bertinoresi del XIII secolo, per pacificare le famiglie di Bertinoro in lite per offrire ospitalità ai viandanti che sostavano nella città, unico mezzo per sapere cosa accadeva nel resto del mondo. Legando il proprio cavallo ad una delle dodici anella, a cui corrispondevano altrettante famiglie di Bertinoro, il pellegrino individuava così la casa che lo avrebbe ospitato. La tradizione dell’ospitalità avrebbe avuto origine, in realtà, dal “Placito Generale”: nel 995, la Rocca ospitò un incontro tra i potenti della Romagna per porre rimedio ai conflitti che gravavano sul territorio, l’accordo venne subito trovato nella convivialità e nel dialogo. Da qui l’ospitalità bertinorese assunse la connotazione dell’amicizia fra i popoli e dell’accoglienza verso gli stranieri. La prima domenica di settembre la città rievoca l’antico rito, gli ospiti staccano una delle buste, legate alle anella, e partecipano come ospiti al pranzo della famiglia bertinorese a cui corrisponde la busta staccata.
 


Enoteca Museo CàDeBè   CA’ DE BE’ Sotto il magnifico terrazzo di piazza della Libertà sta la Ca’ de Be’ (Casa del Vino), locale panoramico inaugurato dal Tribunato di Romagna e dall’Ente Tutela Vini nel 1971, dove si possono degustare i rinomati vini romagnoli. La Ca’ de Be’ ospita al suo interno l’esposizione degli antichi utensili per la vinificazione oltre che suppellettili e cimeli; nel terrazzo esterno sono collocate la Campana dell’Albana, con interessanti bassorilievi, del maestro Bardeggia e la pigiatura dell’uva in ceramica di Dalmonte.  
   
 
SULLE STRADE DEL BORGO
Partendo da via A. Dolcini si giunge a via delle Mura, strada acciottolata dall’atmosfera antica dove passava la cinta muraria. Accompagnano il percorso i quadri, esposti all’aper¬to in teche, che raffigurano mestieri scomparsi. Da non perdere via Andrea Costa (un tempo via Sbroccamanti¬le, probabilmente perché qui veniva steso il bucato), viuzza acciottolata da cui si può scorgere la parte posteriore del Palazzo Ordelaffi e della Cattedrale. Tenendo la destra si raggiunge l’ingresso del Giardino dei Popoli, ai piedi della Rocca, dove ammirare parte delle antiche mura di cinta della città e alcuni torrioni. Sulla sinistra una terrazza, ricavata dall’abside della Chiesa della SS. Trinità, distrutta dai bom¬bardamenti durante la seconda guerra mondiale, da cui si gode una magnifica vista. Si può inoltre percorrere, a lato della via Vendemini, “la strada della vendemmia”, ombrosi ippocastani accompagnano sette tele, che rappresentano le diverse fasi della vinificazione.

Pieve di San Donato in Polenta   PIEVE DI SAN DONATO A POLENTA
Da via Carducci, percorrendo il Gamberone, un lungo viale costeggiato da maestosi ippocastani, si giunge a Polenta e alla meravigliosa e umile Pieve romanica di San Donato. Classifi¬cata come monumento nazionale, è stata resa celebre da Giosuè Carducci che nell’ode “La Chiesa di Polenta” ricorda l’ospitalità ricevuta da Dante Alighieri da parte di Guido Da Polenta (“forse qui Dante inginocchiossi?”). Colpiscono la semplicità della struttura a basilica e la pregevole cripta, recuperata da un restauro nel 1960, ma soprattutto la partico¬lare atmosfera del luogo, che durante le serate primaverili assume tinte romantiche e riposanti. Salendo lungo la Via Crucis si apre una magnifica vista sulla pianura circostante. Vicini e idelamente legati alla storia della Pieve sono i resti dell’antico castello, dove la tradizione vuole che sia nata Francesca, il cui tragico amore per Paolo è narrato da Dante nel V Canto dell’Inferno; questa località diede, infatti, il nome all’antica e bellicosa famiglia dei Da Polenta, che accolsero il Sommo Poeta durante il suo esilio.
 
   
 
SANTUARIO DELLA MADONNA DEL LAGO
Attraversato il piccolo borgo di Ospedaletto, si può raggiunge¬re l’antico Santuario della Madonna del Lago; costruito, pare, nell’XI secolo, fu modificato nel ‘700 e arricchito di pregiati stucchi.Questo santuario è meta di pellegrinaggi, poichè qui è custodi¬to un quadro della Vergine col Bambino, probabilmente risalente al XII-XIII secolo, su tela dorata; il quadro presenta delle bruciature che hanno ispirato la leggenda secondo la quale il dipinto sarebbe stato salvato dal fuoco iconoclasta e ritrovato nelle acque paludose della zona. Altri racconti sono legati al quadro della Vergine col Bambino che gli attribuisco¬no molti miracoli, tanto da accreditare la Madonna del Lago come patrona della diocesi. La prima domenica di maggio si festeggia la ricorrenza con una sagra dei cedri dal sapore paesano.

Terme della Fratta   FRATTA TERME
Contigua a Polenta è Fratta Terme, borgo che ospita un complesso termale molto conosciuto per le qualità terapeuti¬che delle sue acque. Già stazione termale in epoca romana, numerosi sono i reperti che lo testimoniano, ospitò molti personaggi illustri, quali Grazia Deledda e Marino Moretti. Immer¬so nel maestoso parco fitto di piante secolari, dove sgorgano le fonti dalle diverse proprietà curative, è situato un grande centro benessere.
 
   
 
LUOGHI E PERSONE
Numerose le abitazioni storiche, immerse nel territorio bertinorese, che meritano una visita. Lungo la via Consolare ombreggiata da pini e cipressi si trovano Villa Norina, circondata da 12 ettari di parco e Villa Petrucci dall’aspetto gotico che rimanda al castello dell’Innominato, forse perché commissionata dall’ultimo erede di Bernardino Visconti che ispirò Manzoni per il personaggio. Attraversata la via Emilia, a Santa Maria Nuova Spallicci, c’è la casa natale di uno dei cittadini più illustri di Bertinoro. In via San Cristoforo 468, ora abitazione privata, un’epigrafe ricorda Aldo Spallicci il poeta, medico e senatore; il 2 giugno, già da qualche anno si tiene nel cortile dell’abitazione un raduno Spallicciano per tenere vivo il ricordo di questo poliedrico personaggio. Bertinoro ha dato i natali anche a Dante Arfelli,scomparso nel 1995, autore di romanzi, fra cui “I superflui”tradotto negli Stati Uniti ebbe grandissimo successo; l’abitazione della nonna Amalia, ricordata nei suoi scritti, è a Bertinoro in Piazza Garibaldi, segnalata da una lapide.

DIMORE E PAESAGGI
A Capocolle, detto anche “Mont Spachè” (monte spaccato poiché la via Emilia taglia a metà la collina in spungone di Montecchio), le stradine collinari ospitano alcune delle ville più belle del territorio, nelle posizioni più panoramiche e quiete. In cima a via Montecchio la settecentesca Villa Merloni, ora proprietà della famiglia Monti, che ospitò Gioacchino Murat e Re Umberto I. In via Molino Bratti, attorniata da vigneti e frutteti, si trova Villa Gaddi, cinquecentesca abitazione a pianta rettangolare, visitata a metà del seicento dalla regina Cristina di Svezia. Subito dopo la Fattoria Paradiso, pare antica residenza di Marco Palmezzano pittore forlivese allievo di Melozzo, oggi prestigiosa azienda vitivinicola. Al termine di via Molino Bratti imboccando via Nuova si raggiunge Villa Prati, nobile residenza ottocentesca di campagna, ora locale adibito a ristorazione, attorniata da un foltissimo parco di querce e salici bianchi.
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